Ho scoperto l’America
Se c’è un itinerario da vivere in moto, dall’altra parte dell’oceano, è proprio nelle terre degli antichi indios alla scoperta di due luoghi tanto misteriosi quanto ricchi di fascino.
La prima tappa è in South Dakota, nella "Valle della Morte". Non è un caso che si chiami così, un nome tanto più appropriato quanto più ci si avvicina alle temperature di questa stagione. L'avventura vera, poi, ha inizio quando, attraverso interminabili strade roventi e desertiche, da dove è possibile scorgere magari anche un temporale a centinaia di chilometri più in là, si arriva alle tanto famigerate Bedlands, ossia ‘terre cattive’.
Qui, infatti, l'aridità del suolo non permette la crescita di alcun tipo di pianta. Un antico torrente ha lasciato il posto, nel corso dei secoli, a un terreno inclinato formato da fango sedimentario a grano molto fine, talmente compresso da creare una roccia impermeabile all'acqua. Così hanno avuto origine questi arsi lembi di terra, dalla conformazione di tanti crateri lunari, più o meno grandi. Nessuna forma di vita ed un paesaggio davvero extraterrestre si apre davanti agli occhi.Uno fra i posti più suggestivi è Dante's View, una terrazza situata a quasi 2000 metri di altezza, da cui è possibile osservare contemporaneamente il punto più alto e più basso degli Stati Uniti. Lo sguardo spazia da Mount Whitney, che raggiunge i 4418 metri, a Badwater, a meno 86 metri.
Un fenomeno naturale unico da osservare nella Valle della Morte è, poi, l'avanzamento spontaneo di macigni, sulla spiaggia di Racetrack, che, spinti dal vento, lasciano dietro di sé una scia profonda, come a testimoniare il loro passaggio.
Lasciate le "Terre Cattive", c’è l'Arizona, nella parte sud-ovest degli Usa. Dalla riserva naturale degli indiani Navajo, si accede allo slot canyon più surreale del mondo: l’Antilope Canyon. Fra teepee (abitazioni a forma di cono tipiche degli indiani d’America, ndr) fantocci colorati e pelli d’orso, l’atmosfera ritorna ai tempi del generale Caster. Da queste parti, i pronipoti dei vari “Balla coi lupi” si tingono ancora mani e viso di rosso e fumano il calumet della pace, cantando alla luna quando scende il buio più nero su tutta la vallata.
Sul letto di un fiume, ormai quasi del tutto prosciugato, le corse tra le piste di fango a bordo di camioncini sgangherati sono ininterrotte per andare a visitare questa meraviglia creata dalla mano della natura. Il canyon, infatti, formatosi nel corso di milioni di anni a causa dell'erosione dell'arenaria da parte dell'acqua e del vento, riposa qui, quasi a formare una sorta di fenditura nella roccia. In realtà, è un cumulo di sabbia compatta, riempita solo nel periodo delle grandi piogge, quando l'acqua entra nel restringimento, esercitando un'elevata pressione sull’arenaria stessa, che rimane allargata sul fondo e stretta nella parte alta. In questo modo, la luce, passando dalle piccole fessure superiori, crea un’autentica magia di colori, rosso, viola o azzurro in base allo spostamento dei raggi solari.
Il migliore effetto lo si ha intorno a mezzogiorno, quando il sole è perpendicolare. Un luogo mutevole, dunque, dove la luce del giorno regala, ogni minuto, un'angolazione diversa da quella precedente e dove, a seconda della fervida immaginazione e del continuo lavorio di acqua e vento, si possono scorgere i volti o i luoghi più noti. Dalla Monument Valley in miniatura al ciuffo di Elvis Presley, dal profilo di madre Teresa alla sagoma di Buffalo Bill. Nella terra delle grandi promesse e delle contrastanti realtà, è tutto possibile.
La Redazione
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QUESTO ARTICOLO LO TROVI NELLA RUBRICA: A SPASSO PER IL MONDO








