Palestina, Qumran e le sue ricchezze quasi dimenticate
Da anni scenario di violenti scontri politici e religiosi, il territorio palestinese è conosciuto ormai solo per i posti di blocco, le strade militarizzate e gli insediamenti abusivi. Tutto questo ha generato un inevitabile calo drastico dell’economia e del turismo, oltre ad una considerevole distruzione del paesaggio. Il patrimonio architettonico, infatti, è stato esposto ad un’allarmante deterioramento, simbolo del decadimento e della negligenza imperante in quei luoghi. Tuttavia, c’è molto altro da dire e da far conoscere.
Ai piedi del monte che sovrasta Qumran vi era una serie di antiche rovine, considerate resti di una fortificazione romana, il cui “vero” valore sfuggì agli studiosi. La scoperta di alcune grotte e del materiale in esse contenuto, considerata tra i più importanti ritrovamenti archeologici del XX secolo, difatti fu assolutamente casuale. Avvenne nel 1947 ad opera di un giovane pastore beduino trovatosi a passare con il suo gregge proprio nei pressi delle caverne naturali che caratterizzano questa località. Nel tentativo di far uscire una delle sue capre da una grotta, vi gettò all’interno una pietra. Dal rumore capì di aver colpito e rotto un oggetto di ceramica, quindi entrò per controllare di cosa si trattasse e si trovò di fronte alle giare contenenti i rotoli.
Qumran era il luogo in cui gli Esseni, monaci ebrei strettamente legati alla vita e all'epoca di Gesù, conducevano un'esistenza improntata alla religione, e proprio qui essi ci hanno lasciato in eredità il loro più autentico patrimonio, noto come i Rotoli del Mar Morto. Rimasta sepolta nelle grotte per 2000 anni, infatti, questa intera gamma di composizioni religiose è arrivata fino ai giorni nostri così come in origine, senza alcun tipo di interferenza o manipolazione intermedia.
Dopo la scoperta dei Rotoli questo sito archeologico è stato completamente rivalutato, diventando una tappa fissa del turismo internazionale. Ben presto anche gli studiosi hanno dovuto riconoscere che gli edifici erano appartenuti a una comunità religiosa ebraica, riportandoli alla luce e rendendo accessibili alcune delle caverne naturali situate sulla collina.
La vicenda di Qumran dimostra che la rivalutazione e la conservazione dei centri storici in Palestina è un’esigenza primaria per questo territorio. Grazie ad essa, infatti, si può stimolare una rigenerazione economica capace di favorire il ripopolamento, creare nuovi posti di lavoro e garantire alla gente locale uno standard di vita simile a quello degli altri paesi sviluppati.
La Redazione
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