Gente felice sulla strada del vino di Piemonte
Esistono luoghi, nella nostra Italia, dove la qualità della vita è così elevata al punto che la gente che vi abita dichiara di essere davvero felice. Una qualità non necessariamente dettata dal centro commerciale sotto casa o dalla supertecnologia a portata di mano. Un esempio lo abbiamo trovato in una particolare zona del piemontese, nel basso Monferrato, fra le province di Alessandria e Asti, vicino ad Acqui Terme.
Stessa storia per una professoressa di Torino in fuga verso Maranzana, paesino collinare di poco più di 300 anime, già prescelto in altri tempi dall’esploratore Giacomo Bove e dal cantante Luigi Tenco. Ora si diletta tra corsi ai residenti e critica d’arte.
A Maranzana, poi, l’unica attività sembra essere collegata all’uva. I 200 soci della cantina sociale conferiscono in essa tutta la produzione dell’anno, mentre il presidente filosofeggia sulla bellezza del paese e tiene il polso dell’economia del luogo. Il 90 per cento del lavoro da quelle parti, infatti, è imperniato sulla coltivazione della vite da cui vengono fuori i vari brachetto, cortese, barbera, moscato d’Asti e dolcetto.
Di là dalle colline cariche di vigneti, un altro paesaggio bellissimo, quello attorno a Mombaruzzo, patria degli amaretti e delle distillerie più blasonate. Nelle grandi cantine si lavora e si produce sulle note di melodie classiche che riecheggiano anche nel parco e fra le vigne. Qui, inoltre, lo spettatore può godere la meraviglia del gioco di luci e colori che animano le sale per le botti, solitamente buie, e gli edifici adibiti a museo degli alambicchi.
Nel comune di Castelnuovo Bormida, che di anime ne conta invece oltre 600, il primo cittadino aveva un sogno. Nel suo paese mancavano la macelleria e il forno per il pane. Presto detto, con l’aiuto di fondi comunitari si è potuto recuperare uno stabile al centro del paese e dare un’occasione a giovani lavoratori. Ma di gente così, ‘felice’ di valorizzare a tutti i costi il proprio territorio, da queste parti ce n’è davvero tanta. La signora Paola, specialista nel conservare ogni tipo di verdura in vasetti, o il signor Mario, che la farina per una gustosa polenta la fa con le proprie mani.
Nel comune di Cassine, invece, ben lontano dai poteri di palazzo, l’assessore alla cultura la cultura la realizza davvero. Fa la guida al complesso conventuale di San Francesco, con annessa la bellissima chiesta gotica lombarda, dove peraltro vorrebbe realizzare un museo. Da un armadio della sagrestia, tira fuori degli incunaboli di alcuni secoli or sono e fa ammirare reliquari ed oggetti sacri d’altro tipo.
Un territorio che vive della propria terra, dove anche gli extracomunitari lavorano felici e vivono perfettamente inseriti tra vigneti e fattorie.
Maurizio Drago
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