Il ‘casone’ del pesce caorlotto
Quello dei ‘Casoni’ della laguna di Caorle, tra Venezia e Trieste, è un piccolo mondo limitato ma segno di una grande ricchezza culturale tutta incentrata sull’acqua. Una storia molto antica, che risale ai tempi di Attila, quando già queste capanne di paglia costituivano un degno riparo per i caorlotti dalle invesioni barbariche.
Al centro di isolette e dune verdeggianti, le tipiche abitazioni povere ma funzionali dei pescatori, per fortuna oggi accuratamente censite e vincolate, sono un chiaro esempio di un’architettura ancestrale. Il tetto fatto di canne intrecciate è reso impermeabile dal fumo del camino che le riveste di una specie di colla, mentre il pavimento è in terra battuta. In realtà, rappresentano qualcosa di più. Uno scenario unico nella laguna, dove il silenzio rotto dal vento tra i canneti, dal ritmo dei remi e dallo stridio dei gabbiani, fa riaffiorare ricordi e nostalgie nelle menti degli anziani pescatori locali.
E’ inevitabile, pensando a loro ed alle loro famiglie, non far riferimento ad un’attività antica che per tanti secoli ha reso fiorente questo bacino. Da fonte unica di sostentamento per gli abitanti del luogo ad un lento e progressivo abbandono man mano che le nuove generazioni si orientavano a nuovi lavori, oggi la pesca da queste parti è ancora la regina delle attività commerciali. Lo testimoniano il porticciolo ricco di imbarcazioni, le numerose associazioni costituitesi, la pesca sportiva e soprattutto le antiche pietanze a base di pesce che riempiono le tavole imbandite di case e trattorie.
Specialità della cucina caorlotta che seguono le ricette originali e raccontano i prodotti della terra e del mare del Veneto. Il famoso ‘moscardin’, pescato per tutto l’anno con le reti a strascico a ‘tirate brevi’ per garantire il minimo stress e la massima qualità del mollusco. Le ‘sarde in saòr’, autentica invenzione dei poveri pescatori che per mantenere a lungo le sardine non vendute, le friggevano per poi conservarle immerse nello stesso olio. E ancora, il ‘Broèto’ (la zuppa di pesce) preparata, in barca o nel casone in un coccio su carbonella, dalle famiglie di pescatori con il pescato meno costoso e di un solo tipo, mentre quello di valore era venduto al mercato ittico della città.
Questa tipica cittadina sull’Adriatico, ai confini fra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, con il suo caratteristico campanile cilindrico è anche di più. E’ capace di conciliare la stagione balneare ad un pregevole centro storico con casette variopinte distribuite fra calli e campielli. E’ il santuario della Madonna sul lungomare di levante. E’ le sculture sugli scogli, meta ogni anno di artisti che si cimentano a modellare i grossi macigni della diga. E’, infine, un “paesaggio ritrovato” assolutamente da ‘assaporare’, di quelli che Ernest Hemingway descriveva nel romanzo “Di là del fiume e tra gli alberi”. Basta un ex pescatore alla guida di una barca che porta il visitatore tra le isolette dei Casoni e il romanzo ridiventa realtà.
Maurizio Drago e Rita Salimbeni
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