Il periodo delle castagne
Il poeta latino Marziale affermò che le migliori da lui gustate fossero quelle arrosto di Napoli. Il vate Virgilio, le ha ricordate cucinate con il latte e mangiate con il formaggio. Lo storico greco Senofonte, arrivò a paragonarle a molliche di pane. Sono le castagne, antichissimo frutto consumato dall’uomo fin da tempi memorabili.
Oggi, invece, le castagne si possono gustare, in cucina, nei modi più diversi: consumate senza nulla di più, bollite in acqua e sale e chiamate le ballotte, cotte in apposite padelle forate e note come caldarroste, o, ancora, utilizzate per la preparazione di dolci, marmellate e confetture. Delizioso, sì, ma anche e soprattutto salutare, questo frutto secco tipicamente autunnale, contiene proteine vegetali, sali minerali e vitamine idrosolubili. Inoltre, può regalare effetti benefici anche alla vanità: la sua polpa cotta è un ottimo detergente per il viso, mentre la sua acqua di cottura esalta, dopo lo shampoo, i riflessi dorati dei capelli biondi ed infine, l’infuso delle sue foglie è ottimale per i gargarismi, in caso di infiammazioni della bocca.
Il nostro Paese conta la maggiore superficie di castagneti in Europa, con oltre 800mila ettari. Difatti, la castagna più buona, cui è stato riconosciuto anche il marchio europeo Igp, la si può assaggiare nella valle del Mugello, tipico esemplare di borgo toscano, vicino Firenze.
Ma perché i ricci si aprono a croce? Narra la leggenda che Dio, accolte le preghiere dei poveri abitanti di un Comune montanaro, donò loro un castagno per poter mangiare i suoi frutti nutrienti. Il Diavolo, per impedire che la gente potesse gustarli, li avvolse in un guscio spinoso. A questo punto, Dio fece il segno della croce e i gusci, come per miracolo, si aprirono. Segno provvidenziale o pura casualità, da quel tempo, ogni autunno, i frutti del castagno si aprono così.
R.C.
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