L’abbacchio alla romana riconosciuto
Cinquanta grammi di olio di oliva, un rametto di rosmarino, due spicchi d’aglio, due acciughe sotto sale, tre cucchiai di aceto di vino bianco, sale e pepe quanto basta e, naturalmente, carne rosa sceltissima di agnello neonato. Sono questi gli ingredienti essenziali per preparare il tradizionale ‘Abbacchio alla romana’ che finalmente ha ottenuto il tanto agognato e prestigioso marchio Igp, Indicazione Geografica Protetta.
Entra, dunque, a pieno titolo nel libro delle eccellenze agroalimentari europee anche il piatto tipico della Capitale. Il riconoscimento di Bruxelles ha premiato soprattutto l’unicità e l’elevata qualità delle carni dell’agnello da latte, nato, allevato e macellato esclusivamente sul territorio nazionale.
La prelibatezza nostrana si ottiene, infatti, solo rispettando determinate condizioni: l’agnello, ancora lattante, non può ingerire Organismi geneticamente modificati (Ogm), né prodotti ormonali al fine di incrementarne la produzione. L’animale, inoltre, deve essere lasciato correre allo stato brado o semibrado nella campagna laziale. La macellazione, infine, deve avvenire tassativamente tra i 28 e i 40 giorni di vita. Solo rispettando questi requisiti, l’Abbacchio romano è il 56° prodotto italiano ad ottenere questo marchio, garanzia di assoluta qualità ed eccellenza tutta made in Italy.
Ma anche la cucina fa la sua parte. La ricetta tradizionale, tramandata di generazione in generazione nelle antiche trattorie, passando per le varie osterie numerate delle vecchie canzoni, fino ad imperare sulle tavole casalinghe, è divenuta protagonista di molte storie della letteratura di una volta. Un miscuglio di odori e sapori che racconta la veracità di molte zone del Lazio, soprattutto da Roma in giù, e della sua gente.
Una cucina ruspante e genuina, che ancora ricorda la campagna di un tempo, quella verdeggiante e generosa nei profumi e nei prodotti. Simbolo un po’ di tutto questo e vero e proprio monumento della tradizione culinaria romanesca e laziale in genere, l’abbacchio varca, dunque, i confini nazionali per girare l’Europa intera. Da ora in poi quello originale dovrà figurare in lingua italiana anche nei menù internazionali.
La Redazione
| < Prec. | Succ. > |
|---|
QUESTO ARTICOLO LO TROVI NELLA RUBRICA: AGRI-CULT








