La trippa attraverso lo Stivale
Sono tantissime le città italiane che ne rivendicano la paternità. Altrettante sono le modalità di preparazione e di cottura che le conferiscono, quindi, un diverso sapore a seconda del luogo in cui è possibile gustarla. Sulla tavola di Paesaggiritrovati.it, per questo numero, c’è la trippa, frattaglia costituita dalle diverse parti dello stomaco bovino.
Oggi, a spingere al consumo di questo alimento non è tanto la sua economicità quanto il suo inconfondibile e particolare gusto. Dalla trippa di Moncalieri, padrona delle tavole torinesi, passando a quella col lampredotto, caratteristica della Toscana, attraversando il Molise con i suoi nodini, la vera regina sembra, però, essere la trippa di Milano, meglio conosciuta con il nome di 'busecca', talmente tipica della cucina milanese che i cittadini venivano soprannominati, fino a poco tempo fa, “busecconi”.
Anche i capitolini, però, non disdegnano affatto la trippa. A testimonianza di ciò è il famoso detto romano: “Nun c’è trippa pè gatti”, coniato nel corso dei primi anni del Novecento, quando l’allora primo cittadino Nathan eliminò dalle spese di bilancio i costi previsti per il mantenimento di una colonia di felini. Oggi, le trattorie dei quartieri storici popolari la servono a turisti e non, per far riassaporare un po’ di quella veracità romana e di quella ‘dolce vita’ di una volta che forse non c’è più.
R. C.
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