Le cantine di Canelli, la 'porta del mondo'
Cesare Pavese, a suo tempo, la definì poeticamente “la porta del mondo” ed oggi più che mai questa suggestiva definizione trova riscontro nella realtà. Parliamo della cittadina di Canelli, situata a sud della provincia di Asti, candidata a diventare Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Ci troviamo in Piemonte, dove ha sede la ben nota Città del Vino e Capitale mondiale dello spumante e del moscato, in un meraviglioso comune situato sulla valle del torrente Belbo, fra due grandi aree collinari: quella astigiana, lungo la riva del Tanaro, e la Langa vera e propria.
Queste, infatti, sono il vero cuore, l’anima più profonda del luogo, ne rappresentano la memoria ed il quotidiano. In sostanza, si tratta di cantine di invecchiamento, meglio conosciute come vere cattedrali sotterranee delle aziende vinicole locali, scavate nel tufo delle colline e sviluppate per lunghi chilometri nel sottosuolo della città.
La richiesta di assurgere a Patrimonio dell’Umanità sembra dunque più che legittima se si pensa poi che a Canelli, la storia del vino è andata di pari passo anche con quella dello sviluppo tecnologico. Già dai primi anni del Novecento, difatti, la cittadina piemontese ha utilizzato macchinari ed attrezzature d’avanguardia, diventando un punto di riferimento anche per la produzione di strumenti enologici.
Un prezioso riconoscimento per il territorio, dunque, eco del patrimonio storico, culturale e monumentale di un’intera Regione, che finalmente potrebbe essere valorizzato in maniera adeguata. Proprio qui, dove le cantine rivestono quasi un ruolo di sacralità, perché sono le prime in grado di materializzare il ‘genius loci’ di tutta la comunità.
R.C.
| < Prec. | Succ. > |
|---|
QUESTO ARTICOLO LO TROVI NELLA RUBRICA: AGRI-CULT








