La Cavalhadas brasiliana
In collaborazione con il portale americano www.gourmetcookingandliving.com
Ogni anno, 50 giorni dopo la settimana di Pasqua, in occasione della festa popolare dedicata al Divino Espirito Santo, la città di Pirenopolis mette in scena, come in una sorta di teatro a cielo aperto, una battaglia medievale molto caratteristica: la Cavalhadas. Siamo nel Brasile centrale, nello Stato del Goias, uno dei più produttivi dal punto di vista dell’agro-business. In questa cittadina, dal grande patrimonio d’arte e natura, punto di riferimento per il turismo regionale grazie ai suoi palazzi coloniali ed alle sue montagne ricche di cascate, si consuma una delle più caratteristiche rievocazioni medievali.
Per tre giorni, in un grande clima di festa, tra musica live e costumi colorati, ben 15mila persone assistono alla rappresentazione delle lotte tra Cristiani e Mori sui loro cavalli. Il primo è il giorno della battaglia vera e propria, il secondo è quello della resa dei Mori, per finire il terzo giorno con il grande torneo. Riconosciuto come uno dei più significativi di tutto il Brasile, questo festival, affermatosi nel folklore del luogo per secoli, è diventato quasi un modello per le altre città. Dodici cavalieri cristiani, vestiti di blu si ‘battono’ contro i 12 Mori vestiti di rosso, inscenando una specie di Dramma popolare. Le sue radici, in realtà, ben al di là del folk, vanno ricercate nella profonda religiosità di questo Paese e dei suoi abitanti.I preparativi per il rituale, infatti, iniziano una quindicina di giorni prima per dargli il via la domenica di Pentecoste, festa del Divino segnata in partenza dalla ‘Folia’, una musica sacra che rievoca i passaggi biblici della vita di Cristo. Tra canti e balli, a suon di chitarre e tamburelli, i cavalieri fanno le loro prove, consumando la loro prima colazione ed il pranzo, i ‘farofas’, a base di caffè, biscotti tipici, farina di manioca e carne secca pestati in un mortaio, o i famosi ‘arroz com pequi’ (arrosto di carne con pequi) e ‘Pequizada’, vere specialità della zona, presso la casa de ‘l’ Imperatore del Divino’, un cittadino facoltoso e generoso scelto ogni anno per accogliere tutti coloro che si presentano alla sua porta. Con in testa caschi d’oro e d’argento, i cavalieri si dispongono sul ‘campo di battaglia’, indossando indumenti lussuosi, arricchiti di piume, velluti, nastri multicolori e paillettes che disegnano i simboli delle due fedi, come la colomba bianca per i Cristiani e il drago per i Mori.
Domina su tutti la ‘Masquerade’, un uomo in groppa ad un cavallo tutto adornato, che camuffa la voce e si copre il capo con maschere tipiche a forma di testa di animale, le più comuni sono quella di toro o di giaguaro, in maniera che nessuno lo possa riconoscere. Ironici e dissoluti, i ‘Masqued’ di solito criticano i potenti ed il sistema politico. Uno spettacolo coreografico che emoziona e coinvolge cittadini e visitatori, a partire da ‘l’Imperatore’. A lui, infatti, spetta organizzare l’evento, raccogliere le offerte e distribuire il cibo. Simbolo di tale distribuzione sono proprio le ‘Veronicas’ dal nome, anche questo cristiano, delle donne che si cimentano a farli. Si tratta di piccoli dolci di puro zucchero, modellati con le icone del Divino: la colomba, la Madonna o la Corona. Una volta confezionati in sacchetti, decorati con nastri rossi intrecciati, vengono messi in cestini per essere distribuiti, durante la Processione della Domenica di Pentecoste, soprattutto ai bambini. Una rappresentazione particolare della devozione e benedizione del cibo che in origine era il fondamento del Festival.
A cura del Servizio Adv
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