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Last Updated (Saturday, 26 February 2011 13:36)

Ronciglione e il carnevale della Tuscia

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Borgo RonciglioneA metà strada tra Roma e Viterbo, in cima ai comuni della Tuscia viterbese (zona ricca di testimonianze dell’antica Etruria), si erge su di uno sperone tufaceo la parte medievale di Ronciglione. La cittadina, a poca distanza dal Lago di Vico, rientra nell’area della sua Riserva naturale ed è depositaria di uno dei Carnevali più datati di tutto il centro Italia. Fino all’8 marzo, il cosiddetto “martedì grasso”, Ronciglione sarà, infatti, come ogni anno, teatro di uno speciale carnevale storico, nato dalla derivazione di quello romano, rinascimentale e barocco, su cui esistono documenti ufficiali che ne attestano l'esistenza da oltre 130 anni.

Diversi sono gli spettacoli di questa particolare manifestazione, tutti legati, tra lo spirito goliardico e quello rievocativo, alla storia del paese: dalle cavalcate degli Ussari alle Corse a vuoto, dette dei Berberi, dalla sfilata di carri allegorici e maschere artigianali con il ‘Corso di Gala’ alla ‘pitalata’ di maccheroni con i “Nasi Rossi”, un’autentica creazione ronciglionese, per concludere con gli incappucciati della Compagnia della Penitenza, guardiani della moralità del paese, che catturano ‘Re Carnevale’ e lo cacciano dalla città, legandolo ad un pallone aerostatico, dal cui volo si traggono gli auspici per la stagione agricola.

In particolare, simbolo del Carnevale sono le corse dei cavalli senza fantino, simili a quelle che in passato si svolgevano nel cuore di Roma e di Siena oggi scomparse,  lungo le vie rinascimentali del paese, su un percorso misto, fatto di asfalto e pavè, oltrepassando una stretta porta, il ‘cantone del gricio’, e la faticosa salita di Montecavallo. In realtà, ci sono anche le corse con i Cavalieri, gli Ussari vestiti con costumi dell’800, che si lanciano in una cavalcata per le vie del paese, ricordando il periodo di dominio francese, per vincere il palio finale. La leggenda narra, infatti, che un capitano degli ussari francesi, di stanza a Ronciglione in difesa dello Stato Pontificio, innamoratosi di una bella dama, per pavoneggiarsi davanti a lei sfilò più volte alla testa dei suoi dragoni, dando origine alla tradizione. Altri protagonisti della manifestazione sono i ‘Nasi Rossi’, una maschera raffigurante gli adoratori di Bacco che si ritrova anche nel carnevale parigino. Il lunedì di festa, vestiti con un camicione bianco, cantano inni al vino nella piazza principale del paese, rincorrendo gli spettatori, fino a salire con scale sui balconi per entrare nelle case, “costringendoli” a mangiare maccheroni tenuti caldi in un vaso da notte, il pitale.   

Ronciglione, però, è anche arte, natura e cultura. Con i torrioni medievali, Palazzo Farnese, la fontana  grande attribuita al Vignola, la Porta romana d’ingresso al centro storico, e la Chiesa della Provvidenza dove nel ‘700 avvenne un piccolo miracolo del quale fu protagonista Padre Angelo Ferretti, nipote della Venerabile Mariangela Virgili, la Beata che ancora oggi riempie d’orgoglio tutto il paese. La storia narra che Padre Ferretti ricordandosi di una profezia della zia, dopo la sua morte, aveva intrapreso il restauro della Chiesa crollata, persuaso di trovare un ‘tesoro’, ma il 9 giugno del 1742 sotto il piccone dei muratori invece di oro e argento fu scoperta un'antica Madonna affrescata con Bambino. Capì solo allora che quello era il ‘tesoro’ di cui parlava la zia e, per la gioia, incominciò a gridare “Provvidenza, Provvidenza” tanto da far accorrere tutta la gente del borgo. Da allora, nella prima domenica di giugno, per festeggiare l'avvenimento, in tutte le famiglie dei borghi si consuma un pasto a base di gnocchi di patate, la ‘Gnoccata’.

Oggi, a curare i festeggiamenti, che durano cinque giorni, oltre alla Confraternita della Chiesa, c'è l'Associazione Culturale intitolata alla Beata che, con una serie di manifestazioni popolari, artistiche e sportive, ha dato alla festa una risonanza nazionale. Nel borgo medievale, esiste ancora la cella, un recinto di legno, dove Mariangela Virgili visse e morì. Ciò che colpisce, però, è l’insolita tappezzeria che ricopre le pareti della sua casa, svariate centinaia di ex voto in argento che rappresentano cuori, occhi ed altre parti del corpo umano, tavolette e tele votive, album con fotografie di gente comune e di soldati di tutte le guerre, compresi quelli degli attuali contingenti in missione di pace.

La Redazione

QUESTO ARTICOLO LO TROVI NELLA RUBRICA: OUT OF TOWN

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