Tarquinia, tesoro etrusco
A metà strada tra Lazio e Toscana si trova Tarquinia, cuore e simbolo dell’Etruria. In realtà, la città antica, in etrusco Tarchna, era situata a circa dieci chilometri dalla costa, dov’era Gravisca, il porto principale, importante emporio del Mediterraneo. La felice ubicazione contribuì alla sua fioritura e affermazione, in quanto l’abitato etrusco aveva agevoli contatti anche con il retroterra attraverso la vallata del fiume Marta. Il suo territorio si trovava in posizione strategica tra le aree di influenza di altre due potenti città – stato etrusche: Cerveteri a Sud e Vulci a Nord.
La città fu dotata, alla fine del V secolo a.C., di un’imponente cinta muraria di 8 chilometri in calcare e tufo, che delimitava l’area urbana. Delle numerose porte solo una è ancora integralmente visibile, la cosiddetta “Porta Romanelli”, al centro del lato Nord delle mura. Dell’impianto medievale rimangono diverse torri sparse per il centro storico, tra cui una singolare torre detta “del magistrato”, Palazzo Vitelleschi, realizzato nel ‘400 e dal 1924 sede del Museo Archeologico Nazionale Tarquiniense. Sempre del XV secolo, è il torrione a pianta circolare, detto di Matilde di Canossa, parte di un sistema difensivo a baionetta con torre quadrata e camminamento tra due alti muri. Questa area, nota come la “resechata”, fu voluta dal cardinale Vitelleschi, per escludere il castello dalla città in fase di rinnovamento urbanistico.
Tarquinia soddisfa pienamente, dunque, la sete di storia ma, nondimeno, anche quella di cultura e natura. Le origini dell’Università Agraria, infatti, vanno ricercate proprio in questi luoghi, in quella che, nel Tardo Medioevo italiano, era la realtà delle Arti e delle Corporazioni. Tra i secc. XIV e XV si attesta qui, infatti, la presenza di due importanti Arti: quella degli Ortolani, documentabile sin dal 1379, anno della redazione dello statuto, e quella dei Lavoratori del frumento, e proprio nell’Arte di questi ultimi vanno rintracciate le origini di quella che oggi è la moderna Università.
Stessa cosa dicasi per la parte naturalistica tra le Terre della Farnesiana, terre antichissime, abitate sin dal Paleolitico, ma soprattutto sinonimo di vita nel verde specchiandosi nel mare. La flora, così come la fauna, offre moltissimo in un territorio che, dal punto di vista geomorfologico, si dimostra come un “unicum”: il ricco bacino del Fiume Mignone, faggi e castagni, ma anche macchia mediterranea con i prodotti del sottobosco, come asparagi, rafani e tartufi. Numerosi gli agriturismi, accoglienti, con colture biologiche e non, che hanno recuperato antiche tradizioni e coltivazioni. Così come le Saline, sempre nel circondario tarquiniese, un ecosistema palustre dalle origini preistoriche, attualmente sottoposto a vincolo ambientale, che in passato ha svolto un importante ruolo per la produzione e l’estrazione del sale, tanto nel periodo etrusco che in epoca romana.
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