Da Parigi alla Persia. Diario di viaggio
di Jean Chardin
“Al mio ritorno in Francia mi accorsi che la religione nella quale ero stato educato mi allontanava da ogni sorta di impiego e bisognava dunque cambiarla, o rinunciare a tutto ciò che si chiama onore e progresso. L’uno e l’altro mi parevano orribili. Non si è liberi di credere in quello che si vuole. Sognavo quindi di tornare al più presto alle Indie dove, senza cambiare la mia religione e senza rinunciare allo stato di commerciante, potevo soddisfare la mia modesta ambizione, perché l’esercizio del commercio è talmente importante laggiù che persino i sovrani lo praticano apertamente”. Dalle prime pagine tradotte del primo diario di Jean Chardin, viaggiatore-gioielliere parigino nato nel lontano 1665, al centro dell’attenzione del recente Festival della letteratura di viaggio di Roma. L’intera opera, in realtà, è composta da quattro volumi.
Con queste parole l’ugonotto Chardin descrive il suo viaggio nel vicino Oriente, ed in Persia, fra il 1671 ed il 1673. Il testo, scritto per soddisfare la curiosità che l’universo persiano suscitava all’epoca, racconta della spedizione dell’autore e dell’orafo lionese Antoine Raisin fino a Isfahan e procede, senza una suddivisione in capitoli e con la sola indicazione delle date, seguendo le tappe principali del viaggio stesso. Da Smirne ad Adrianopoli, e poi Costantinopoli, il Mar Nero, l'attraversamento del Caucaso fino a Tiflis, il passaggio in Armenia, l'entrata in Persia, la sosta a Tavris e infine l'arrivo a Isfahan dove termina, appunto, questo primo diario.Attraverso l’attento resoconto dello scrittore il lettore moderno ha la possibilità di confrontarsi con una realtà storico-geografica lontana nel tempo ma anche nello spazio, grazie anche alla presenza nel testo di numerose digressioni di ordine politico-economico sulla Francia e la Turchia. Nello stesso tempo, consente di conoscere in maniera dettagliata, grazie ad una descrizione precisa e volutamente oggettiva, gli usi e i costumi dei popoli con i quali l’autore è entrato in contatto.
Traduzione di Vasken Pambakian
Introduzione di Franco Cardini
Editore Medusa, Pag. 317
S.M.
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