L'orto di un perdigiorno
Confessioni di un apprendista ortolano
di Pia Pera
"Ho sempre sentito l'attrazione della terra, delle piante, della vita dei campi. Dalla terra ho tratto molta forza e gioia. Quando si hanno fuori ad attenderci, un orto o un giardino, non si vorrebbe fare altro. E' la beatitudine. La pace".
In una società che ci spinge a desiderare beni di lusso, tecnologie costose, piaceri raffinati, all’autrice invece basta ‘poco’ per sentirsi appagata. Con poesia ed eleganza, Pia Pera lancia questo messaggio, attraverso il suo libro, a tutti coloro che oggi sono presi da meccanismi deleteri in grado di distruggere la natura e il mondo intero. Nelle sue pagine cerca di trasmettere proprio il senso di questa felicità.Il racconto, di per sé semplice, di come vengono coltivati gli ortaggi e curato un giardino sulle pendici del Monte Pisano, in Toscana, può, in effetti, insegnare molte più cose di quante se ne possano immaginare. E’ una storia bucolica, esposta con un velo di ironia, quella di Pia che parla dell’abbandono alla vita contadina e del difficile rapporto con l’orto, a volte silenzioso ed esigente maestro di vita, capace di farle conoscere a fondo due diverse realtà: la propria e quella dell’ambiente che la circonda.
Nulla di così eclatante, forse, da far notizia. Eppure, coltivare il cibo che mangiamo, essere autonomi dal mercato, non sprecare nulla, non inquinare, godere delle gioie della natura sembrano veramente l'unico modo per recuperare un legame, quasi materno, con la Terra.
Ponte alle Grazie Editore, Milano
Prezzo: Euro 12,00, Pag. 207
La Redazione
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