A Grado con l’archeologia di mare sui fondali dell’Alto Adriatico
in collaborazione con MONDOSOMMERSO
EDITORIALE OLIMPIA
Ritrovare e recuperare relitti, analizzarli, datarli e proteggerli per cercare di ricostruire il paesaggio di un tempo, quello che, seppur in brandelli, oggi è custodito in fondo ai nostri mari. Già solo nell’area del Mediterraneo, tecnologie moderne e ricerche d’avanguardia dimostrano che il numero di relitti di una certa importanza storico-archeologica supera addirittura le 15mila unità. Come considerarli, dunque: una bella scoperta che mette in crisi economica ed operativa, oppure una risorsa, anche per un turismo diverso e avanzato nel nostro Paese? E’ proprio quello che è successo a Grado. Variopinta cittadina ricca di storia e tradizioni antiche, emerse e sommerse, nota per le sue spiagge, le terme marine, ma soprattutto la sua laguna, la più affascinante del bacino Adriatico, disseminata di isolotti con i tipici ‘casoni’ di paglia, di valli e di canali che costituiscono ormai l’habitat ideale per diverse specie di uccelli acquatici, stanziali e di passaggio.
Qui la lista dei tesori sott’acqua è lunga: dal relitto di una nave del III secolo a.C. denominata Grado II, alla famosa nave romana ‘Julia Felix’ che sul finire degli anni ’90 è stata lanciata, mediaticamente parlando, come una grande scoperta scientifica ed un’opportunità per il turismo locale, per cui sono stati investiti quasi due milioni di euro e che oggi giace nei magazzini della città, in attesa di essere esposta nel Museo del Mare. Ed ancora, da una motozattera tedesca affondata nel 1945 al centro del canale navigabile di Grado, al brigantino del Regno Italico, il ‘Mercurio’, uno dei più importanti giacimenti archeologici sommersi d’Europa.Scoperto per caso un po’ di anni fa da un peschereccio locale grazie al recupero dal fondo del mare di un grosso pezzo di metallo incrostato, spezzato in due e affondato come il Titanic, anche se per effetto di un attacco nemico e non di un iceberg, adagiato da più di duecento anni a 18 metri di profondità nelle acque di Grado, il relitto ottocentesco conserva potenzialità davvero enormi da tanti punti di vista.
Così come grandi potenzialità presenta un’altra iniziativa, sempre nello stesso territorio: il progetto Tursub, realizzato nell’ambito dell’iniziativa comunitaria Interreg III Italia-Slovenia. Per promuovere il proprio ambiente marino, i tre Comuni di Grado, Caorle e Capodistria hanno individuato di fronte alla costa quattro percorsi subacquei con diversi gradi di difficoltà, fruibili sia dai più esperti che da turisti alle prime armi, creando una sorta di rete transfrontaliera sottomarina.
Per finire, in mare aperto, a circa 15 chilometri dalla costa e 15 metri di profondità, ecco l’ennesimo relitto gradese meritevole di tutela e valorizzazione: un B-24 caduto in mare nel ’44, aereo di punta americano durante la II Guerra Mondiale. Quando la visibilità è buona, dall’alto si può addirittura intravederne la sagoma delle ali. Molti suoi resti, in realtà, sono stati predati, mentre altri sono stati recuperati ed esposti a memoria. Una delle sue eliche, infatti, oggi costituisce il monumento dedicato ai caduti nella piazza di fronte al Comune. Ciò che rimane delle lamiere in mare, invece, è diventato tana per saraghi, corvine e gronghi.
(Estratto dell’articolo pubblicato per esteso, completo di foto ed intervista al Soprintendente del Friuli, nel numero di Mondosommerso in edicola da Settembre 2010).
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