Alla ricerca della Costanziaco perduta
Sette chiese, un convento, quello di S. Arian, dove venivano rinchiuse le religiose provenienti dalle più autorevoli famiglie veneziane, e migliaia di ceramiche di età della Roma imperiale. E’ ciò che era Costanziaco, antica città divisa dalle sponde del fiume Sile, che sorgeva su quattro isolotti nel cuore della laguna veneta e che da più di 500 anni non abita più nessuno. Il nome le derivava probabilmente dall’Imperatore Costantino, anche se la tradizione indica di preciso il 650 d.C. come data di fondazione ad opera di fuggiaschi dell’entroterra che le diedero i natali, così come a Burano, Murano e la stessa Venezia.
In realtà Costanziaco, oggi, è anche il nome di un progetto di ricerca di cinque anni, frutto di un protocollo d’intesa siglato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. La ricerca, che a giugno inizia la sua seconda stagione di indagini, punta a raccogliere una documentazione completa sulla presenza dell’uomo in questa porzione della laguna nord di Venezia, dalle più antiche testimonianze ad oggi. La posizione geografica di Sant’Ariano e La Cura giocano un ruolo di primo piano negli studi condotti, e ancora da condurre. Tutta l’area, infatti, non solo è in stretta connessione con la Serenissima, ma anche con alcuni siti chiave della sua storia e della sua identità locale, come Altino e Torcello. Le isole oggetto di analisi e le circostanti barene, per di più, sono situate all’interno di un’area protetta di grande bellezza paesaggistica, anche se poco valorizzata.
Oltre 400 documenti, più o meno antichi, una trentina di mappe disegnate tra il ‘500 ed il ‘900, una dozzina di immagini aeree scattate dalla seconda guerra mondiale in poi e qualche foto satellitare. E’ tutto il materiale reperito che oggi, grazie alle moderne tecnologie informatiche, ha ridato alla luce pezzi di quell’antico ‘arcipelago’ che la malaria e l’invasione delle acque, per l’erosione degli argini, destinarono definitivamente all’abbandono. I dati così ottenuti hanno dimostrato, difatti, quanto fosse viva quest’area e movimentata da intensi traffici commerciali.
Un esempio su tutti: è stato possibile definire con precisione quale fosse l’ubicazione esatta delle pievi di San Maffio e dei Santi Giovanni e Paolo, due complessi architettonici che oggi danno prova tangibile di quanto, già nell’anno mille, Costanziaco fosse un autentico crocevia di comunicazione.
In collaborazione con Alessandro Tagliapietra di Argo, Associazione Ricerche Subacquee Venezia
La Redazione
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