Di sole e d'azzurro, alla scoperta della grotta più famosa di Palinuro
"Troppo al sereno, e troppo a la bonaccia credesti, Palinuro. Or ne l'arena dal mar gittato in qualche strano lito ignudo e sconosciuto giacerai, né chi t'onori avrai, né chi ti copra".
Con questi versi dell’Eneide, il sommo poeta Virgilio descriveva la fine di Palinuro, ingenua vittima richiesta da Nettuno, dio del mare, per far proseguire ad Enea il suo lungo viaggio sulle sponde italiche. E così ha preso il via la conoscenza, fin da tempi antichi, di questo capo della Campania, di origine calcarea, proteso nel Mar Tirreno con le sue pareti rocciose a strapiombo nelle acque.
E dallo sfortunato nocchiero di Enea, che la leggenda ha voluto rapito da quel mare limpido ma selvaggio, prende il nome anche la primula di Palinuro. Un fiore simbolo del luogo, studiato da diversi botanici che la considerano la prima di tutte le primule spontanee d’Europa, l’unica che vive in riva al mare. Una rarità, quasi un fossile vivente, che cresce tra le fessure delle rocce sulla costa, per non più di cinquanta chilometri, alla fine dell’inverno, segnando la fine del freddo quando, sulle colline del Parco Nazionale del Cilento, di cui fa parte Capo Palinuro, tutto rifiorisce e si colora di sole e d’azzurro.
Una natura incontaminata e unica, insomma, quella di Palinuro, conosciuto anche per il grande interesse che desta dal punto di vista speleomarino nell’area del Mediterraneo, grazie alle sue 35 caverne e grotte sommerse, come “la cattedrale”, la “grotta del sangue” e quella “preistorica”, popolate da specie viventi particolarissime, tipiche di abissi dalle profondità molto elevate. Un esempio ne è la singolare fauna, legata alla risalita delle acque idrotermali di tipo sulfureo, della famosa Grotta Azzurra, una delle Grotte marine più belle d’Europa. E’ la cavità del Capo più grande e ricca di vita, profonda fino a 33 metri e prende il nome dalla straordinaria tonalità di azzurro che l’acqua assume, grazie a particolari fenomeni di rifrazione. La grotta si divide in due parti: una emersa, visitabile tramite le imbarcazioni, e l’altra sommersa e si sviluppa in un lungo tunnel, dove ha origine la caratteristica colorazione dell’acqua grazie ai fasci di luce eterogenea che la attraversano. Dal tunnel poi, si arriva alla cosiddetta “Sala della neve”. Il suo pavimento è caratterizzato da alcune depressioni a forma di imbuto, da cui fuoriesce una sorgente d’acqua sulfurea che ricopre le pareti di una spessa pellicola bianca. Questa, a causa delle bolle scaricate dai subacquei, si stacca dal soffitto generando una sorta di effetto nevicata, da cui il nome dell’incavo. Uno dei pochi posti, dunque, dove è possibile vedere la neve anche ad agosto.
Come si raggiunge:
In treno: linea Salerno - Reggio Calabria, fermata ferroviaria di Pisciotta-Palinuro.
In auto: Autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria, uscita Battipaglia con proseguimento sulla statale 18 per Agropoli, a Futani prendere la statale 447 in direzione di Palinuro.
In mare: raggiungere il porto Turistico di Marina di Camerota
La Redazione
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