In Puglia, Torre Santa Sabina e il “cimitero delle navi”
“Un eccezionale approdo dimenticato, di straordinario interesse”: in questi termini, i ricercatori del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e gli esperti dell’Icr, Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, descrivono la scoperta avvenuta nel sito archeologico di Torre Santa Sabina. Ci troviamo in provincia di Brindisi, sulla costa di Carovigno, dove è stato rinvenuto un “cimitero sommerso” di navi. Sono, infatti, tornati a galla numerosi reperti risalenti all’Età del Bronzo e ad epoche successive: dalla Protostoria al Tardo Medioevo, fino ad arrivare all’Età Moderna. In particolare, il relitto meglio conservato si trova a soli due metri e mezzo dall’insenatura di Camerini.
Ed è proprio considerata la rilevanza archeologica della zona, che la Sovrintendenza di Torre Santa Sabina, ha deciso di effettuare uno scavo di tipo stratigrafico. Un metodo di lavorazione secondo cui gli strati di terreno, che si depositano gradualmente in un sito, permettono di individuare la successione cronologica dei manufatti. Questa tecnica, dunque, ha messo in discussione l’ipotesi, precedentemente formulata, circa l’esistenza di una discarica portuale e ha evidenziato la possibilità di una sovrapposizione di resti di vari relitti. Conclusione probabile è che in questo tratto fortemente esposto si sono infrante, nel corso dei secoli, migliaia di imbarcazioni, i cui carichi sono andati dispersi lungo la scarpata rocciosa.
Una scoperta che ha fatto riemergere l’importanza storica del luogo e ne ha fatto rivivere gli antichi splendori.
R.C.
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