Le Tonnare degli isolani, un patrimonio quasi dimenticato
La tonnara e la mattanza hanno rappresentato per secoli la vita, le speranze, le fatiche e le gioie di migliaia di uomini. Nelle isole, come Lipari, la pesca, la lavorazione e la vendita del tonno si intrecciano con la storia e la cultura del luogo sin dai tempi più remoti, come dimostrato da alcune immagini tra i ritrovamenti nella necropoli, risalenti al IV sec a.C..
Nella migliore delle ipotesi, queste antiche mura sono state trasformate in residence che ne hanno evitato il crollo. Proprio questo il destino della tonnara di Bonagia, la più antica e produttiva dell’isola, ma anche la più sconosciuta tra le superstiti. Le prime notizie su di essa risalgono al 1272, anche se si sa per certo che l’impianto di pesca operava già in precedenza sotto il dominio arabo. Parte integrante della storia di Valderice, si affaccia su un minuscolo porticciolo, e solo oggi comincia ad avere anche un’utilizzazione turistica, dopo che negli anni 80 è stata venduta ad una società che, con una serie di modifiche alla costruzione originaria, l’ha trasformata in un albergo.
Sia pure in misura ridotta, la tonnara è riuscita comunque a mantenere parte della sua fisionomia originaria di baglio, con una grande corte centrale ed una serie di costruzioni al suo interno, come una chiesetta attualmente ancora esistente, magazzini, stalle, cucina, forno e mulino.
Sangue, violenza e lotta per la sopravvivenza convivono in questa antica tradizione dei pescatori isolani. La morte del tonno per la vita del pescatore: questa la legge crudele della tonnara. Ciò nonostante, sembra svanire pian piano il ricordo di tutto quello che per queste terre essa ha rappresentato.
La Redazione
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