SOMMERSO
BORGHI DI MARE E TESORI DEGLI ABISSI
Quel che resta dell'antico porto a sud del Golfo di Salerno
Venerdì 27 Marzo 2009 13:42
Una barriera di blocchi di pietra tutti allineati, sembrano scogli da dove è possibile fare a gara di tuffi. E’ quel che resta oggi di un antico bacino portuale a San Marco di Castellabate, a sud del Golfo di Salerno.
Questo porto, di epoca romana, non lontano da quello moderno, era formato da due muraglioni laterali con un’apertura al centro dove ancora oggi, su un fondale di soli 6 metri, è ben piantata una torre completamente sommersa.
Gli studiosi rivelano che per costruire questo, come tanti altri porti del tempo, era necessario trasportare via mare, per mancanza di collegamenti terrestri utili, carichi enormi di materiale, che qualche volta andavano anche persi. Le vie del mare, in effetti, rappresentavano nell’antichità le più sviluppate vie di scambio e di commercio, non solo per quelle che furono poi le grandi città marinare, ma anche per i piccoli centri come San Marco. Terra fruttuosa di quei prodotti tipici che, pur non avendo allora tutta la pubblicità che hanno oggi, già spopolavano. Ne sono prova concreta i frammenti rinvenuti di anfore, unico contenitore conosciuto per provviste di olio, grano e vino.
Di sole e d'azzurro, alla scoperta della grotta più famosa di Palinuro
Domenica 22 Marzo 2009 23:37
"Troppo al sereno, e troppo a la bonaccia credesti, Palinuro. Or ne l'arena dal mar gittato in qualche strano lito ignudo e sconosciuto giacerai, né chi t'onori avrai, né chi ti copra".
Con questi versi dell’Eneide, il sommo poeta Virgilio descriveva la fine di Palinuro, ingenua vittima richiesta da Nettuno, dio del mare, per far proseguire ad Enea il suo lungo viaggio sulle sponde italiche. E così ha preso il via la conoscenza, fin da tempi antichi, di questo capo della Campania, di origine calcarea, proteso nel Mar Tirreno con le sue pareti rocciose a strapiombo nelle acque.
E dallo sfortunato nocchiero di Enea, che la leggenda ha voluto rapito da quel mare limpido ma selvaggio, prende il nome anche la primula di Palinuro. Un fiore simbolo del luogo, studiato da diversi botanici che la considerano la prima di tutte le primule spontanee d’Europa, l’unica che vive in riva al mare. Una rarità, quasi un fossile vivente, che cresce tra le fessure delle rocce sulla costa, per non più di cinquanta chilometri, alla fine dell’inverno, segnando la fine del freddo quando, sulle colline del Parco Nazionale del Cilento, di cui fa parte Capo Palinuro, tutto rifiorisce e si colora di sole e d’azzurro.
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