Riserva di Capo Caccia, a picco sul mare di Sardegna
E’ il luogo di rifugio del falco pellegrino e del gabbiano reale. Ospita uno tra i fari più alti d’Italia, visibile, con i suoi 186 metri di estensione, fino a più di 34 miglia di distanza. Di recente, è stato anche dichiarato, dal Ministero dell’Ambiente, Area Marina Naturale Protetta. Si tratta di Capo Caccia, un imponente promontorio di roccia calcarea, situato all’estremità nord-occidentale della Sardegna.
Le pareti di questi giganteschi massicci che precipitano nelle acque, nascondono numerose grotte sia aeree che marine, un tempo dimora prediletta della foca monaca, oggi invece scomparsa per effetto di caccia e pesca. Fra quelle sommerse, comunque, la grotta maggiormente degna di nota è quella di Nereo, considerata la più grande di tutta l’area mediterranea. Questa concavità, dedicata al padre delle ninfe nereidi, si estende per oltre 300 metri di lunghezza e si dirama in tunnel e vari percorsi subacquei per oltre 500 metri.
E’ grazie a queste diramazioni ed alle leggere correnti che si formano fra di esse, con conseguente apporto costante di nutrimento, che solo qui è possibile ammirare la più grande varietà presente nei nostri mari di diverse specie di pesci, crostacei, spugne e vita sessile. A questo riguardo, inoltre, sono da rilevare sia una notevole presenza del pregiato corallo rosso che le estensioni di Parazhoanthus, le margherite di mare, oltre che di grandi cernie, aragoste, astici e murene.
Un paesaggio variegato in grado di offrire vari spunti sia per attività naturalistiche, quali il “Bird Watching”, sia per immersioni sportive. Pareti erose, cale, ridossi, isolotti, scogli affioranti traforati e innumerevoli aperture nella roccia danno vita ad un habitat di inestimabile valore e di incredibile varietà: tutto questo in poche parole è la Riserva Marina di Capo Caccia.
R.C.
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