Tra le Valli di Comacchio, nella palude più grande d’Italia
Cuore del Parco del Delta del Po in Emilia Romagna, le Valli di Comacchio sono il più vasto specchio d’acqua palustre della nostra penisola. Un dato è certo, cioè che con il passare dei secoli le dimensioni delle valli si sono ridotte progressivamente a causa di svariate opere di bonifica, operate con l’intento di ottenere terreni coltivabili, passando dai 40mila ettari dell’epoca medioevale fino agli oltre 12mila di oggi.
L’attività caratteristica del luogo è ovviamente la pesca praticata attraverso la tecnica della “vallicoltura”, ossia il prelievo del pesce che staziona nelle valli, una serie di bacini separati da argini interni. In particolare, le Valli di Comacchio sono celebri per la pesca delle anguille, cucinate in tanti modi dagli abitanti del posto e dai vari ristoranti che le propongono al pubblico.
In epoca passata, inoltre, le valli erano sfruttate anche per la produzione del sale. Nell’angolo Nord-Est della zona, infatti, vi è una salina di oltre 600 ettari, che conserva intatto un impianto realizzato in epoca napoleonica. In realtà, la produzione del sale in questa area risale ad epoche ancora più remote, ed esattamente al periodo etrusco. Le saline oggi non sono più utilizzate per la produzione, ma sono gestite come oasi naturalistiche.
Ultimamente, però, vi sono stati degli interventi di ripristino ambientale che hanno dato ottimi risultati. Dopo anni di inattività, difatti, si è ricominciato a produrre sale, anche se solo a fini didattici. Si tratta, in sostanza, di un piano di fruizione della salina rivolto al mondo della scuola e agli studenti del comprensorio lagunare, che merita davvero di essere visitato.
Un paesaggio suggestivo in continua evoluzione, dunque, una terra modellata negli anni dallo scorrere lento del fiume più grande d’Italia, un luogo mutevole in cui il confine tra terra e acqua rimane fascinosamente indefinito.
La Redazione
| < Prec. | Succ. > |
|---|
QUESTO ARTICOLO LO TROVI NELLA RUBRICA: SOMMERSO








