Ventotene, un mare di meraviglie culturali e naturali
Se oggi è una splendida isola nel mare del Lazio dove trascorrere qualche giorno di vacanza ancora ‘pura’, un tempo Ventotene era un antico crocevia di rotte commerciali. E’ questo il risultato della seconda campagna di ricerca nelle sue acque, da poco conclusa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e la Fondazione americana Aurora Trust, Ocean Exploration and Education Trust.
Grazie ad un accordo, siglato dalla Direzione Regionale per i beni Paesaggistici ed Architettonici della Regione, l’indagine si è concentrata sul mare intorno alle isole di Ventotene e S. Stefano, per individuare e proteggere gli eventuali relitti storico archeologici rinvenuti nell’area.
In effetti, lo studio degli antichi fondali viene effettuato in molte regioni del mediterraneo al fine di tutelare le testimonianze storiche del nostro passato dalle continue razzie dei “ cercatori di tesori”, che con lo sviluppo di tecnologie sempre più evolute si spingono a profondità impensabili fino a qualche anno fa.Nelle meravigliose acque delle isole pontine le immersioni tecniche hanno portato a risultati di gran lunga superiori ad ogni più rosea aspettativa. Tanti i ritrovamenti che possono oggi testimoniare le meraviglie dei tempi che furono. Sono cinque, ad esempio, le imbarcazioni di età romana, datate I secolo a.C. - IV secolo d.C., rinvenute con il loro carico intatto di anfore e vasellame. Cinque relitti affondati anticamente che ancora, dopo millenni, giacciono su un fondale non disturbato, con la parte lignea degli scafi conservata sotto il deposito sabbioso.
Un relitto, lungo 15 metri e largo 5, con un carico di centinaia di anfore spagnole provenienti dalla betica, nella sua condizione originaria; un’altra antica nave di circa 18 metri, con anfore italiche del 1 secolo a.C.; un carico misto di mortuaria ed anfore di circa 13 metri; un altro relitto di circa 20 metri con carico misto di anfore, frammenti di vetro e cilindri probabilmente in piombo ancora da identificare e per finire, un relitto di 25 metri con un carico di anfore africane.
L’eccezionalità dei rinvenimenti non solo fa apparire quest’isola, agli occhi degli studiosi o dei comuni visitatori, come un strategico punto d’incontro del passato, ma fornisce conoscenze fondamentali per lo studio moderno dell’archeologia navale.
Tra coloratissimi fondali e natura incontaminata, questa operazione di mappatura fino a 150 metri di profondità, in realtà, ha rivelato nel mare tutt’intorno una sorta di vero e proprio museo subacqueo, con infinite possibilità di valorizzazione per tutto il territorio.
Quel territorio che l’antica Pandataria, approdo preferito dei coloni greci per raccogliere legna e cacciare selvaggina, ieri come oggi riesce a rendere un paradiso, dagli intensi scorci naturalistici carichi di flora e fauna di rara bellezza. Area Marina Protetta e al tempo stessa Riserva Naturale di Stato, Ventotene, infatti, profuma sempre di macchia mediterranea e rimane uno degli approdi ornitologici più importanti che abbiamo per i milioni di uccelli che ogni anno migrano dall’Africa verso nord per riprodursi. Il segno più evidente della piena salute di un luogo.
La Redazione
In collaborazione con Alessandro Tagliapietra di Argo, Archeologia Subacquea di Venezia
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